Polemiche e rabbia
per la liberazione di Brusca

«È curioso come Brusca abbia ucciso un bambino innocente di 12 anni ignaro di tutto per non far parlare mio padre con i magistrati e poi sia diventato lui stesso un collaboratore, e oggi sia un uomo libero grazie ai benefici per i pentiti» fa notare Nicola Di Matteo.

Polemiche infinite in Sicilia, ma non solo, per la scarcerazione di Giovanni Brusca, il boss mafioso che ha premuto il pulsante del telecomando a Capaci e che ha sciolto nell’acido il piccolo Di Matteo per non far parlare il padre con la Giustizia.

Soffre più di tutti Maria Falcone, la sorella del giudice ucciso da Brusca: «Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione su un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso».

Nell’attentato di Capaci persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Sono ancora tanti i dubbi sulla confisca dei beni della mafia, e la stessa Maria Falcone non lo nasconde: «La magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative all’entità del patrimonio confiscato: sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che quest’uomo, dopo i crimini commessi, possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue». Questo fa ancora più rabbia, probabilmente.